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N. B. La Lectio a cura di Fr. Egidio Palumbo sarà sospesa e riprenderà in Ottobre
La Preghiera dei fedeli e l'Omelia vengono aggiornate appena disponibile (di norma rispettivamente la domenica e il lunedì)
Il 2 febbraio 2010
é nato il Blog di Tempo Perso
PIETRE VIVE
che viene aggiornato quotidianamente
e mette così a disposizione in modo facile e veloce
una o più notizie
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NOTA
Articoli,
riflessioni e commenti proposti vogliono
solo essere
un contributo
alla riflessione e al dialogo su temi di attualità.
Le posizioni espresse non sempre
rappresentano l’opinione di "TEMPO PERSO" sul tema in questione.
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Aveva
visto bene il nostro ex Garante Privacy Stefano Rodotà quando, qualche
settimana fa, aveva proposto di inserire un nuovo art. 21 bis nella
nostra Costituzione, a difesa della libertà di espressione anche in
Internet: ora a dirlo è addirittura il Consiglio sui diritti umani
delle Nazioni Unite. A partire da sabato scorso, infatti, con
l’approvazione della risoluzione A/HCR/20/L.13, il web è divenuto
ufficialmente un diritto fondamentale dell’uomo, ricompreso nell’art.
19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e del cittadino.
Internet entra nella Dichiarazione Universale dei diritti fondamentali dell’uomo Internet
diritto fondamentale dell’umanità? E’ così che hanno titolato molte
testate del web e della carta stampata, all’indomani dell’approvazione
della Risoluzione L.13 (testo del 29 giugno, risoluzione adottata dal 6
luglio 2012) da parte del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni
unite. A leggere bene il testo appare
chiara la distorsione comparsa nei titoli dei giornali: si parla
dell’estensione degli stessi diritti di cui si gode offline, compreso
quello di espressione, al cyberspazio ma non si menziona affatto il
diritto all’accesso, che rimane condizionato da un concorso di fattori,
non ultimi quelli tecnici.
Internet non è un diritto dell'umanità
L'accesso
alla Rete è un diritto. Non riconoscerlo significherebbe violare l'art.
19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo
L'accesso a Internet è un diritto umano
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La
Fondazione di Comunità costruisce nell'area dello Stretto un parco
delle energie rinnovabili, dal fotovoltaico all'eolico. Libertà,
dignità, attenzione ai deboli e green economy.
Per
il Sud e per l’Italia è un fiore all’occhiello. In Sicilia legalità,
voglia di riscatto sociale e attenzione alle persone si presentano
unite sotto forma di green economy. Merito della Fondazione di Comunità
di Messina (individuata dall’Ocse, dall’Unops e dall’Organizzazione
mondiale della sanità come uno dei più interessanti casi mondiali di
sperimentazione di modelli di welfare e di sviluppo locale) che parte
da un’idea forte: «libertà, dignità e uguaglianza, parole della nostra
Costituzione, devono stare insieme e devono guidare le azioni di
sviluppo del territorio».
Gaetano
Giunta, direttore generale della Fondazione, spiega, nel presentare i
progetti già avviati, che «occorre lavorare in prospettiva per
combattere le cause della povertà e per contrastare le mafie. A lungo,
invece, ha prevalso l’idea che la disuguaglianza sia uno stimolo allo
sviluppo. E anche oggi si afferma l’idea che il welfare sia qualcosa di
residuale, che si fa se avanzano i soldi. Noi, invece, abbiamo
invertito la prospettiva. Il welfare è qualcosa che rilancia il
territorio e lo sviluppo».
Messina, antimafia e welfare verde
Contrastare
le mafie e tutelare le fasce più deboli della popolazione attraverso la
“green economy”. È quanto si sta realizzando in provincia di Messina
grazie ad un fondo di 5 milioni di euro stanziato dalla Fondazione con
il sud e dalla Fondazione di comunità di Messina, che oggi a Roma si
sono riunite per presentare i primi risultati di un’attività iniziata
nel 2010, con la costituzione della fondazione in Sicilia.
Fondazione con il Sud, 5 milioni per la Green economy
...
La Fondazione di Comunità di Messina, presentata a Roma e promotrice
del progetto, è presieduta da un uomo singolare. Un fisico teorico
con il pallino del sociale, da sempre abile nel coniugare
amore per la scienza e impegno civile. Si chiama Gaetano
Giunta...
Nasce Comunità di Messina, distretto socioeconomico
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Sono
gli schiavi del terzo millennio. Ma nessuno sa effettivamente quanti
siano: esistono solo delle stime. Secondo l’Organizzazione
internazionale del lavoro dell’Onu, in tutto il mondo sono 12,3
milioni; il doppio secondo un recente rapporto del Dipartimento di
Stato americano. E tra loro quasi tre milioni sono vittime dirette
della tratta: ostaggi di trafficanti che, in cambio del passaggio verso
l’“Eldorado” dell’Occidente, di fatto li tengono in ostaggio per anni
incassando interessi altissimi sulle rate per pagare il viaggio. Sono
vittime della povertà, delle discriminazioni anche per fede, colpevoli
spesso solo di essere “minoranza”. In tutto il Pianeta le legislazioni
(almeno di principio ) combattono la schiavitù, ma di fatto il numero
di questi “invisibili” è in crescita, soprattutto in questi tempi di
crisi economica globale. Metà del totale degli schiavi è concentrato in
Asia, una buona parte in Africa e America Latina; ma anche nel Medio
Il mondo in crescita incatena ancora milioni di persone
La
vicenda di Farzana Bibi, la cattolica pachistana impiegata con la
famiglia in una fabbrica di mattoni, costretta a vendere un rene per
garantire la liberazione dalle catene del debito, ha riacceso i
riflettori su un fenomeno – quello della schiavitù – che include
asservimento per debito, tratta di esseri umani, lavoro minorile,
sfruttamento sessuale. In un mondo che cresce in possibilità e
benessere, via via sottoposto a leggi più mirate, con opinioni
pubbliche sempre più sensibili e con maggiori possibilità di azioni
repressive, le aree di schiavitù si allargano e si moltiplicano, e le
statistiche segnalano che nella storia dell’uomo non vi è mai stato un
numero così elevato di persone in condizione di schiavitù, con oltre la
metà concentrate nel solo Subcontinente indiano.
India, «gigante» dello sfruttamento
Quando
li hanno ritrovati, dopo 12 giorni sepolti fra le macerie, Jeff,
Jean-Marie e Salomon Max sorridevano. Perché uno dei soccorritori aveva
fatto loro una carezza. Questi piccoli – rispettivamente di sei, otto e
nove anni – non erano abituati a gesti affettuosi. Da quattro anni –
fino al tremendo terremoto del 12 gennaio 2010 che fece crollare la
casa sulle loro teste –, i bambini erano costretti a lavorare 14-16
ore, tutti i giorni, senza eccezioni.
Non
potevano andare a scuola né giocare con li amici. Gli adulti si
avvicinavano loro solo per dare ordini o picchiarli alla minima
mancanza. I tre erano cioè “restavek” (letteralmente “stare con”), la
parola con cui si definiscono i baby schiavi. Per un drammatico
paradosso della storia, il primo Paese in cui gli schiavi si
ribellarono e vinsero contro i padroni, è anche quello dove il
vergognoso istituto sopravvive. Grazie a una tradizione, più forte
della legge che ha abolito la pratica nel 2003. E alla miseria
dilagante: prima e dopo il sisma.
America Latina - Servi e baby operai: il volto oscuro del boom
Zion oggi vive a Tel Aviv con il marito e una bambina di poco più di un
anno. Stanno in un’unica stanza con altre sei persone nel quartiere
africano vicino alla stazione dei bus. Sono profughi eritrei e nel
dicembre 2010 sono stati liberati dall’inferno del Sinai da don Mosè
Zerai, grazie anche alla generosità dei nostri lettori, privati
cittadini, diocesi e congregazioni religiose.
Sinai, ostaggi per pagarsi un sogno
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Auguri a Nelson Mandela che oggi compie 94 anni
Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli. (Nelson Mandela)
Il Sudafrica festeggia oggi il
94esimo compleanno di Nelson Mandela: la giornata è iniziata con un
"Happy Birthday" intonato da tutti gli scolari del Paese, mentre i
sudafricani sono stati invitati a compiere buone azioni in omaggio
all'impegno politico dell'eroe anti-Apartheid. In
tutte le scuole del paese, più di 12 milioni di bambini hanno cantato
alle 8 in punto "Buon compleanno", seguito da "we love you tata" (Ti
amiamo papà), con le radio che hanno trasmesso la stessa canzone alla
stessa ora. Sulla pagina Internet delle Nazioni Unite dedicata all'eroe dell'anti-apartheid campeggia una delle sue frasi più celebri:
«Possiamo cambiare il mondo e renderlo un posto migliore. È nelle nostre mani fare la differenza».
Ed
è proprio con questo spirito che anche quest'anno l'Onu si è unito alla
Fondazione Nelson Mandela per chiedere a tutti i cittadini del mondo di
dedicare 67 minuti del loro tempo ad aiutare il prossimo. Un degno modo
di celebrare il "Nelson Mandela International Day": Mandela, ricorda il
sito, «ha dedicato 67 anni della sua vita al servizio dell'umanità,
come un avvocato dei diritti umani, un "prigioniero di coscienza", un
conciliatore internazionale e il primo presidente di un Sudafrica
libero eletto democraticamente». Quindi, un minuto per ogni anno.
Il Sudafrica e il mondo intero festeggiano Nelson Mandela.
Sudafrica: i 94 anni di Nelson Mandela (video)
Facciamo nostri i sentimenti di felicitazione che l'arcivescovo Desmond Tutu ha
espresso per i sudafricani: «Il più grande dono che potremmo offrire a
Nelson Mandela è quello di emulare la sua magnanimità. Egli ha messo la
riconciliazione e l'unità nazionale al primo posto del suo impegno
politico; è stato capace di ascoltare l'altro, di sollecitare e
rispettare il punto di vista altrui; ha dato un esempio di perdono e
tolleranza, ispirando speranza e fierezza nelle persone da lui
incontrate».
E facciamo eco alle felicitazioni di Ban Ki-moon,
segretario generale delle Nazioni Unite, nel suo messaggio per
celebrare il Nelson Mandela International Day festeggiato il 18 luglio:
«Nelson Mandela donò 67 anni della sua vita per portare un cambiamento
alle persone del Sudafrica. Il nostro dono a lui può e deve essere
quello di impegnarci per cambiare il nostro mondo. Prendetevi cura di
un bambino; date cibo agli affamati; preoccupatevi dell'ambiente;
svolgete volontariato in un ospedale o in un centro sociale. Questo è
il modo migliore per augurare a Nelson Mandela un felice
novantaquattresimo compleanno. È il modo migliore per ringraziarlo di
essere una fonte di ispirazione per tutti noi».
Auguri per Mandela dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama:
"la storia personale di Nelson Mandela è quella di una volontà
incrollabile, di un'integrità irremovibile, di una costante umiltà. La
nostra famiglia è sempre stata ispirata dall'esempio di Madiba" ha
proseguito il presidente americano , per il quale " Mandela ha cambiato
la storia, trasformato il suo paese, il continente e il mondo".
"Mandela - ha concluso - ha dimostrato al mondo lo straordinario potere
della non-violenza, della tolleranza".
La storia siamo noi - Un eroe, un mito (video)
LA PUNTATA INTEGRALE
Per
le 94 candeline di Nelson Mandela la società Presenz Digital ha creato
un video con cui si ripercorre la vita del simbolo della lotta
all'apartheid attraverso i social network. Vengono così raccontati i 27
anni in prigione con tanto di foto pubblicate su Foursquare fino alla
liberazione nel 1990 con le frasi realmente pronunciate da Mandela e
passate alla storia.
94 anni in 5 minuti: la vita di Mandela è social (video in inglese)
AUGURI!
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Nel
2011, l'11,1% delle famiglie è relativamente povero (per un totale di
8.173 mila persone) e il 5,2% lo è in termini assoluti (3.415 mila).
Leggi tutto sul rapporto ISTAT :
- La povertà in Italia
- Testo integrale (pdf 556 KB)
- Tavole (zip 16 KB)
Povertà,
debiti, vecchiaia e disoccupazione: sono questi i problemi che
affliggono l'Italia. Un quadro preoccupante quello che emerge dal
rapporto "Noi-Italia" 2012, diffuso dall'Istat.
"Noi-Italia" 2012: povertà, debito, vecchiaia e disoccupazione
La
fotografia dell’Italia povera dell’Istat non sorprende il ministro per
la Cooperazione Andrea Riccardi. «Non ignoravamo questa situazione –
dice – e stiamo valutando come intervenire». Riconosce l’importanza dei
numeri, pur non giudicandoli rivoluzionari.
Andrea Riccardi: «Così le famiglie non reggono»
«Sta
emergendo un enorme blocco sociale fatto di poveri e disoccupati che va
considerato come la prima grande emergenza di questo Paese, con la
quale bisogna assolutamente fare i conti. Non possiamo continuare a
tollerare ancora, in Italia, la mancanza di una misura strutturale di
contrasto alla povertà assoluta». Lo afferma il presidente nazionale
delle Acli, Andrea Olivero, commentando i nuovi dati Istat sulla
diffusione della povertà nel nostro Paese
Povertà, Acli: «È spread sociale»
Se
ne discute ad Agenda Italia con Paola De Micheli, deputato Pd - Rosario
Trefiletti, presidente Federconsumatori e Antonio Galdo, giornalista e
direttore del sito www.nonsprecare.it.
video
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(SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
NOTIZIE BELLE -
L'azienda Morellato rifiuta una commessa militare. Quando una scelta etica è più forte della crisi
L'azienda Morellato rifiuta una commessa militare. Quando una scelta etica è più forte della crisi
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La Farnesina ha confermato la
liberazione di Rossella Urru. Il ministro degli esteri Giulio Terzi ha
appena dato la notizia: “Una bellissima notizia. E’ stata liberata...
Rossella è “il simbolo del coraggio, della dignità e della fierezza
delle nostre donne“.
La Farnesina conferma la liberazione di Rossella Urru
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Per ridare un volto
solidale e concreto al welfare territoriale, non si può sottovalutare
il volontariato. Non più. Non solo per una valutazione meramente
economica, ma per il grande valore della gratuità che porta con sè. È
un bene non commerciabile che va curato, protetto e promosso.
Virginio Colmegna: Il valore della gratuità
Un'azienda del comparto
fotovoltaico e termotecnico, la Morellato di Ghezzano (Pisa),
nonostante la crisi economica che la attanaglia e parte dei suoi
lavoratori in cassa integrazione decide di rifiutare una commessa
militare offerta dalla Waas, azienda del gruppo
Finmeccanicacoinvolta nella produzione di armamenti, in
particolare siluri.
E tutto questo dopo un sofferto percorso interno ed un confronto con
OdES, l'Officina dell'Economia Solidale di Pisa (associazione che
cura e facilita il consolidamento del Distretto di Economia Solidale
del comprensorio). Una scelta coraggiosa, che testimonia come una
cooperazione virtuosa tra piccole imprese responsabili e il mondo
dell'economia solidale può fare la differenza nella costruzione di una
soocietà sostenibile e solidale.
RETE DISARMO: L'etica non si vende
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Dopo la dichiarazione di
carestia, dell'Onu, in due regioni del Sud della Somalia e in tutto il
Corno D'Africa, sono ancora milioni le persone che hanno bisogno di
tutto. Scarsità di piogge, accesso limitato all'acqua e conflitti sono
state le cause di questa crisi che ha colpito oltre 13 milioni di
persone. La crisi è ben lontana dall'esser terminata secondo
l'UNICEF soprattutto per i bambini l'emergenza continua
REPUBBLICA: Corno d'Africa, un anno dopo - A milioni chiedono ancora aiuto
“Se il rame fosse cileno l'educazione sarebbe gratuita”.
Questo lo slogan che si leggeva sulla bandiera gigante che lo scorso 11
luglio a Santiago del Cile che gli studenti - ma anche professori,
lavoratori, sindacalisti, e numerosi altri cittadini - hanno srotolato
durante una manifestazione per ricordare i 41 anni dalla
nazionalizzazione delle miniere di rame e per chiedere la
re-nazionalizzazione di tutte le risorse naturali del paese.
Elvira Corona: Cile: Se il rame fosse cileno l'educazione sarebbe gratuita
Appena il ministro degli Esteri
filippino Alberto del Rosario ha cominciato a sollevare la questione
estremamente sensibile del Mar Cinese Meridionale, il microfono si è
improvvisamente spento.
Gabriele Battaglia: Asean, la disunione del Sudest asiatico
Il
primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha già il colpevole:
l’Iran. Subito sostenuto da Ehud Barak, suo ministro della Difesa. Di
certo, per ora, ci sono solo le otto vittime dell’attacco suicida
avvenuto ieri, 18 luglio 2012, a Burgas in Bulgaria contro un pullman
carico di turisti israeliani.
Christian Elia: Medio Oriente, la strategia della tensione
“Quando
l’America ha il raffreddore, l’America nera ha la polmonite”, dice un
proverbio in voga tra gli afroamericani. La crisi economica non fa
eccezione, colpendo con particolare virulenza la popolazione di colore.
Enrico Piovesana: Occupy The Hood
A
Guayaquil, in Ecuador, si sta celebrando (16-20 luglio) il 12° Incontro
di pastorale afro-americana. A confronto 200 delegati, in
rappresentanza di tutte le nazioni delle Americhe con popolazioni
afro-discendenti.
Mariano Tibaldo: Pastorale afro-americana, tante sfide
La
Banca mondiale messa sotto accusa da Survival International, Human
Rights Watch e International Rivers perché finanzia le linee elettriche
della diga etiopica, in via di costruzione, che devasterà l’esistenza
di 200mila persone nella bassa Valle dell’Omo
NIGRIZIA: Etiopia - Scandalo Gibe III
I
giovani da ormai 4 settimane scendono in piazza a Khartoum, con altri
gruppi sociali, compresi i fedeli di alcune importanti moschee. Il
regime risponde con ondate di arresti e l'uso della forza. I maggiori
partiti politici di opposizione trovano un accordo per la transizione
democratica, mentre l'opposizione armata (SRF), attiva in Sud Kordofan,
Blue Nile e Darfur, si dichiara disponibile ad un accordo.
NIGRIZIA: Sudan: un mese di proteste popolari
(SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Segalazione
della DIRETTA della Conferenza AntimafiaDuemila (atrio facoltà di
Giurisprudenza) “Trattative e Depistaggi: quale stato vuole la verità
sulle stragi?” Intervengono Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia,
Antonino Di Matteo, Roberto Scarpinato, Domenico Gozzo, Saverio
Lodato, Giorgio Bongiovanni. Saluti di Rita Borsellino, Sonia Alfano,
Leoluca Orlando e del preside della facoltà Antonio Scaglione. Modera:
Anna Petrozzi.
“Trattative e Depistaggi: quale stato vuole la verità sulle stragi?”
Via D’Amelio, Strage di Stato 20 anni dopo. DIRETTA
La lotta alla mafia...
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
XX
ANNIVERSARIO STRAGE VIA D'AMELIO, IN RICORDO DI PAOLO BORSELLINO E DEI
5 AGENTI DI SCORTA AGOSTINO CATALANO, EMANUELA LOI, VINCENZO LI MULI,
WALTER EDDIE COSINA E CLAUDIO TRAINA
Gli interventi dei famigliari di Paolo Borsellino: i fratelli Salvatore e Rita, e la vedova Agnese
ANNIVERSARIO STRAGE VIA D'AMELIO, IN RICORDO BORSELLINO E AGENTI DI SCORTA
Al
Comune di Palermo, Salvatore e Rita Borsellino hanno presentato le
manifestazioni organizzate in occasione del ventennale della strage di
via D'Amelio. Il 19 luglio del '92, il giudice Paolo Borsellino e gli
uomini della sua scorta perdono la vita per mano mafiosa.
video
Il programma completo delle manifestazioni.
Programma 3 giorni per Paolo Borsellino
A
20 anni dalla strage di via D'Amelio, il Corriere della Sera ricorda
Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta con il volume 'Paolo
Borsellino' curato dal giornalista Umberto Lucentini insieme ai
familiari del giudice ucciso: Agnese, Lucia, Manfredi e Fiammetta
Borsellino. Nel libro, distribuito dal 14 luglio (3,80 euro più il
prezzo del giornale), c'é anche una lettera, inedita, scritta dalla
moglie Agnese al marito, che pubblichiamo.
Caro
Paolo, da venti lunghi anni hai lasciato questa terra per raggiungere
il Regno dei cieli, un periodo in cui ho versato lacrime amare; mentre
la bocca sorrideva, il cuore piangeva, senza capire, stupita, smarrita,
cercando di sapere.
Mi
conforta oggi possedere tre preziosi gioielli: Lucia, Manfredi,
Fiammetta; simboli di saggezza, purezza, amore, posseggono quell'amore
che tu hai saputo spargere attorno a te, caro Paolo, diventando
immortale.
Hai
lasciato una bella eredità, oggi raccolta dai ragazzi di tutta Italia;
ho idelamente adottato tanti altri figli, uniti nel tuo ricordo dal
nord al sud - non siamo soli.
'Cosa ha lasciato mio marito Paolo Borsellino'
Agnese Borsellino legge la lettera scritta al marito nel XX anniversario della sua morte (video)
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RICORDIAMO GLI AGENTI DELLA SCORTA DI PAOLO BORSELLINO - XX ANNIVERSARIO STRAGE VIA D'AMELIO / 2
Quando
vado nelle scuole, prima ancora di parlare di Paolo parlo dei "suoi
ragazzi" come lui li chiamava (riferendosi agli agenti della
scorta ndr) e
racconto qualcosa di ognuno di loro; piccoli episodi che facciano
capire che sono persone come tutti noi, con i loro sogni, i loro
desideri". Così Rita Borsellino, sorella del magistrato morto nella
strage in via D'Amelio, parlava riferendosi ai cinque agenti di scorta
uccisi insieme a suo fratello.
Così diceva Rita, con una frase
che va al di là del tempo, delle circostanze: "Dico sempre che la
scorta non è un contenitore vuoto ma che è fatta da persone con un
compito straordinario: proteggere la vita di un altro anteponendola
alla loro". Nella strage di via D'Amelio rimasero uccisi:
- Agostino Catalano, capo scorta, 43 anni. Sposato, aveva perso la moglie ed era rimasto solo con le sue due figlie.
- Walter Eddie Cosina, 30 anni. Era nato in Australia. Morto durante il trasporto in ospedale. Lasciava la moglie Monica.
- Emanuela Loi,
24 anni, la prima donna poliziotto entrata a far parte di una squadra
di agenti addetta alla protezione di obiettivi a rischio.
- Vincenzo Li Muli,
22 anni. Il più giovane della pattuglia. Da tre anni nella Polizia di
Stato, aveva ottenuto pochi mesi prima la nomina ad agente effettivo.
- Claudio Traina,
26 anni. Arruolato in Polizia giovanissimo, dopo essere stato a Milano
e Alessandria, aveva ottenuto da poco il trasferimento nella sua città:
Palermo.
Antonio Vullo, 32 anni,
agente, sposato e padre di un figlio è l'unico riuscito a sopravvivere
alla strage. Mentre i suoi colleghi si stringevano, come d'abitudine,
attorno al magistrato, Vullo parcheggiava la macchina poco distante. (fonte: Polizia di Stato)
Guarda anche il nostro precedente post:
- XX ANNIVERSARIO STRAGE VIA D'AMELIO, IN RICORDO DI PAOLO BORSELLINO E DEI 5 AGENTI DI SCORTA
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La
delegazione siciliana dell'Ac ha pubblicato un importante documento
d'impegno intitolato "Perché la memoria diventi pietra angolare della
dignità umana".
Ricordando Paolo Borsellino
”Occorre
compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio
da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza
della dignità umana” (P. Borsellino)
PERCHE’ LA MEMORIA DIVENTI PIETRA ANGOLARE DELLA DIGNITA’ UMANA
L’AZIONE CATTOLICA SICILIANA,
riunita
ad Erice il 30 giugno e il 1 luglio 2012, per approfondire il tema
“Famiglia 1 valore: dagli io al noi e viceversa”, vuole fare
memoria dell’attentato del 19 luglio 1992 in via D’Amelio a Palermo, in
cui morirono Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta.
Memoria
perché ogni vittima della criminalità organizzata ha il diritto di
essere ricordata per aver contribuito alla lotta contro la mafia.
Memoria che si trasforma in impegno perché queste vittime non meritano soltanto di essere semplicemente ricordate.
L’impegno
preso non porterà alla gloria e non porterà nessuno di noi ad essere
eroi; l’impegno preso ci renderà veri cittadini, cittadini che
comprendono e rispettano con orgoglio i diritti e i doveri, i
fondamenti della solidarietà e della legalità.
La
mafia non si può vincere da soli: va combattuta insieme, come tanti
alberi piantati su una collina, che solo intrecciando le loro radici
possono impedire che scivoli a valle. Così solo tante coscienze
intrecciate possono lottare contro la mafia e vincerla.
Cittadini degni del Vangelo, nel nome di Giovanni e Paolo...
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“PRETENDIAMO
TUTTA LA VERITA’ PER AVERE GIUSTIZIA” - XX ANNIVERSARIO STRAGE VIA
D'AMELIO, IN RICORDO DI PAOLO BORSELLINO E DEI 5 AGENTI DI SCORTA / 4
"Paolo ha cominciato a morire quando ha capito che quello in cui
credeva si è rivoltato contro. Non permetterò che Paolo venga ucciso
altre volte.
Speranza, giustizia e verità devono vivere" (Rita Borsellino nella sua pagina Fb...)
“Non
c’è più speranza…” con queste parole, a Palermo il 19 luglio 1992, dopo
la strage che uccideva il Giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, il
capo del “pool antimafia” Antonino Caponnetto...
Folla inferocita contro i politici ai funerali degli agenti della scorta di Borsellino (video)
Significativo è il pensiero e la convinzione di Salvatore Borsellino,
fratello del Giudice Paolo, descrive nel corso di una intervista Rai,
che lascia intravedere una chiave di lettura delle vicende di venti
anni fa, ancora aperte con tanti dubbi, tanti sospetti e molte
contraddizioni, che oggi sono ancora di grande attualità, e alimentano
la controversa questione sulla trattativa stato-mafia. “ perché quello
che è stato fatto è proprio cercare di fare passare l’assassinio di
Paolo e dei quei ragazzi che sono morti in via D’Amelio come una strage
di mafia...
Quello
che noi invece cerchiamo in tutti i modi di far capire alla gente è che
questa è una strage di stato, nient’altro che una strage di stato.
Paolo Borsellino: fu una strage di Stato?
“PRETENDIAMO TUTTA LA VERITA’ PER AVERE GIUSTIZIA”
intervento di Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo Borsellino (video)
Il Vile agguato. Chi ha ucciso Paolo Borsellino?
Una storia di orrore e menzogna
Intervista a Enrico Deaglio (video)
Vent'anni
fa, dal condominio di via D'Amelio esce un uomo, con la sua famiglia.
Fa un gesto che all'epoca deve essere sembrato insignificante: scaccia
i bambini che giocano vicino a un'utilitaria parcheggiata. È Salvatore
Vitale, abita nello stesso palazzo della madre di Borsellino, sarà poi
accusato di essere uno degli esecutori materiali della strage.
Vent'anni
fa, nello stesso condominio di via D'Amelio, entra Paolo Borsellino:
deve portare sua madre dal medico, ma non ne avrà il tempo. Rivediamo
la terribile sequenza di immagini: una tranquilla strada in uno dei
quartieri cresciuti come erbacce alle pendici del monte Pellegrino, su
cui sta appollaiato il Castel Utveggio, sede forse dei servizi segreti
e forse luogo da cui sarebbe stato azionato il telecomando della bomba.
Un boato tremendo, auto scaraventate in aria, una stradina devastata.
Sulla
scena accorre subito una moltitudine di persone, che rende difficile il
lavoro di chi dovrebbe fare i rilievi. Così il 19 luglio del 1992
muoiono Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta Emanuela Loi,
Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio
Traina. Uno solo si salva: è Antonino Vullo, ferito mentre parcheggiava
uno dei veicoli della scorta. Così comincia un mistero che non è stato
ancora chiarito.
L'assassinio di Borsellino un mistero lungo 20 anni di Roberto Saviano
Lucarelli racconta:
"Il segreto di Paolo Borsellino" (video)
Il
peggiore nemico che abbiamo da combattere non è tanto la mafia in sé,
quando la «mafiosità», ovvero un certo modo di pensare e di organizzare
la società.Ciò richiede un nuovo patto tra cittadini e istituzioni,
nella consapevolezza delle proprie responsabilità, certi che un’Italia
diversa è possibile, vent’anni fa come oggi. Una riflessione di Ninni
Salerno, delegato regionale AC Siciliana nell’anniversario della strage
di via d’Amelio.
Mafia. La lotta continua
Guarda anche i nostri precedenti post:
- XX ANNIVERSARIO STRAGE VIA D'AMELIO, IN RICORDO DI PAOLO BORSELLINO E DEI 5 AGENTI DI SCORTA
- RICORDIAMO GLI AGENTI DELLA SCORTA DI PAOLO BORSELLINO - XX ANNIVERSARIO STRAGE VIA D'AMELIO / 2
- "La mafia nega il Vangelo. È l’Antivangelo. ..." -
Documento AZIONE CATTOLICA SICILIANA - XX ANNIVERSARIO STRAGE VIA
D'AMELIO / 3
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"Non mi aspettavo da Napolitano
una presa di posizione così netta e grave nei confronti della Procura
di Palermo, nel momento in cui quest’ultima sta cercando di fare
chiarezza tra depistaggi e sentenze indotte. A pochi giorni
dall’anniversario della strage, ci viene detto che delle
intercettazioni tra Mancino e il Presidente la gente non deve sapere
nulla"
Andai a trovarlo in Procura
alla vigilia della sua morte e, dopo un lungo colloquio, mi disse:
«Fermati, voglio confessarmi. Vedi, io mi preparo». Aveva un senso
profondo di ciò che doveva accadere. Giovanni Paolo II lo definì
martire della giustizia e davvero penso che Paolo e tutti i magistrati
e gli agenti uccisi dalla mafia sono beati a causa della giustizia
Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha deciso di lasciare l'indagine sullatrattativa Stato-mafia e il ministro della Giustizia Paola Severino ha accolto questa scelta.
La decisione è stata presa grazie a un'offerta per un incarico annuale
alle Nazioni unite in Guatemala ma Ingroia non ha nascosto che la sua
situazione in Italia stava diventando ormai molto difficile da
sostenere.
«NON SONO IN GUERRA CON NESSUNO». «Io non mi sento in guerra con
nessuno, però che sia diventato un bersaglio questo lo avverto anch'io»
ha dichiarato il 20 luglio al quotidiano La Stampa.
Il capo dei pm di Palermo
risponde agli attacchi sulle intercettazioni che hanno coinvolto il
Quirinale e sul caso Dell'Utri. Il conflitto di attribuzione sollevato
dal capo dello Stato "non obbliga alla sospensione delle indagini, ma
valuteremo"
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Le associazioni criminali in
tutta Italia impongono i prezzi, controllano la manovalanza, rubano
bestiame, possiedono società di facchinaggio e trasporto. E avrebbero
anche propri supermercati. Il rapporto della Confederazione Italiana
Agricoltura
"Il coraggio di sperare oggi"
HOREB n. 61 - 1/2012
TRACCE DI SPIRITUALITA'
A CURA DEI CARMELITANI
Il
terzo millennio si è aperto sotto il segno della minaccia e la paura è
diventata compagna oscura della contemporaneità: paura del
nucleare, del degrado ecologico, della manipolazione
genetica, dell'invasione di "nuovi barbari", del trovarsi
disoccupati, della precarietà dell'esistere, e si ha l’impressione che
la speranza sia venuta meno nell’orizzonte della nostra cultura. Per
cui, oggi, ci si chiede non solo cosa sperare, ma in modo più radicale:
è possibile sperare?
Questo
navigare al buio e senza speranza, determinato da varie circostanze,
che a volte sfocia in forme di violenza, di indifferenza verso l’altro
o di rassegnazione, di per sé non si addice all’uomo, perché egli,
credente o non credente, non solo avverte il bisogno di speranza, “ma è
speranza”, egli sente il bisogno di oltrepassare lo scacco
dell’esistenza, seppure confusamente, avverte come un risucchio "in
avanti", una gravitazione sul futuro, verso una pienezza di senso.
Sperare
si inscrive nel bisogno profondo dell’essere umano. Per cui, nonostante
le paure e le continue frustrazioni, egli avverte che la speranza
gli consente di vivere, di perseverare, di mantenersi sveglio finché la
morte non sia inghiottita nella vittoria.
Giovanni
Crisostomo evidenziava: «Ciò che ci porta alla sventura non sono tanto
i nostri peccati quanto la disperazione». Pensiamo, allora, che è
urgente riflettere e coltivarsi come uomini di speranza perché essa ci
educa a non trascorrere i nostri giorni da rassegnati e a non concedere
mai, rabbiosamente, spazio alla distruzione.
La
speranza coltivata è seme dirompente che ci consente di camminare in
libertà e di scegliere ogni giorno la via della vita. Essa
consente, al credente e al non credente, di inserirsi nella dinamicità
degli eventi storici, di guardare in profondità gli avvenimenti e
di accettare il rischio delle scelte presenti con la costante
tensione al futuro. La speranza coltivata crea nell’uomo un
atteggiamento attivo, nutrito di coraggio e di fortezza d'animo,
che alimenta la resistenza nella sofferenza e la tensione nella lotta.
Essa dà un respiro fresco all’uomo e lo attiva a vivere il suo
impegno nel mondo, non perché rimanga quello che è, ma perché si
trasformi e diventi ciò che gli è promesso che diventerà.
È dentro questa prospettiva che si colloca la monografia del presente quaderno ..." (EDITORIALE)
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INCONTRI PER L’ESTATE 2012
LECTIO DIVINA 17-22 LUGLIO
LETTURA DEI LIBRI DI SAMUELE con p. Pino Stancari sj
FRATERNITÀ CARMELITANA DI POZZO DI GOTTO
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SETTIMANA
DI SPIRITUALITÀ 6-11 AGOSTO 2012
DA UNA CHIESA TRIONFANTE AD UNA
CHIESA MENDICANTE
A 50 anni dal Concilio Vaticano II
FRATERNITÀ CARMELITANA DI POZZO DI GOTTO
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(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
XV domenica del Tempo Ordinario Anno B
Am 7,12-15; Sal 84; Ef 1,3-14; Mc 6,7-13
commento di p. LUCIANO MANICARDI
La
pagina di Amos e il brano evangelico presentano il tema dell’invio in
missione. Il profeta è un inviato da Dio: non è profeta di mestiere né
si è inventato lui profeta (I lettura). Normalmente, il vero profeta è
riluttante a obbedire alla chiamata che si configura come una lotta con
Dio in cui egli viene vinto. E l’obbedienza controvoglia è criterio di
autenticità della missione. Il vangelo presenta le disposizioni di Gesù
ai discepoli prima del loro invio (Mc 6,7-11), quindi uno stringato
resoconto della loro attività missionaria (Mc 6,12-13).
L’iniziativa
della missione è totalmente di Gesù: la missione sarà veramente
cristiana nella misura in cui diverrà sacramento della presenza e della
venuta del Signore. Il missionario è dunque anzitutto uomo di ascolto e
di fede obbediente alla parola di Dio.
L’invio
“due a due” dice che il missionario non è un avventuriero isolato. Non
solo egli agisce in obbedienza a un mandato, a nome di una chiesa, ma
svolge la sua missione insieme ad altri. Il testo suppone il fatto che
in due ci si può proteggere meglio da pericoli, ma suggerisce anche che
in due (o più) si può vivere la relazione, la comunione e la carità. La
vita insieme degli inviati, la loro carità, è già testimonianza
missionaria che rende presente Cristo a coloro che essi incontrano. La
missione non consiste anzitutto in attività, in un fare per gli altri,
ma in una relazione, improntata a comunione e carità, tra gli stessi
missionari.
Le
direttive di Gesù delineano i tratti perenni dell’azione missionaria
della chiesa. E l’opera di annuncio del vangelo destinato anzitutto ai
poveri deve svolgersi con sobrietà e povertà di mezzi. Il mezzo è già
messaggio, e come potrebbe il vangelo rivolto a poveri, sofferenti e
ultimi come destinatari privilegiati, essere annunciato con
dispiegamento di mezzi e opere grandiose, ed essere affidato a
messaggeri ricchi e potenti? Non sarebbe anche un’umiliazione per i
destinatari? Il rigore delle direttive di Gesù è tale che Gerolamo
afferma che i discepoli sono mandati “pressoché nudi”: nudi, per
seguire il Cristo nudo. .....
domenica 15 luglio 2012 - commento
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«Questi ultimi hanno
lavorato una sola ora,
eppure li hai trattati
come noi, che abbiamo
sopportato il peso della
giornata e il caldo!».
(Matteo 20,12)
La parabola evoca, come accade spesso alla predicazione di Gesù, la
concretezza di una situazione sociale amaramente costante nella storia
dell’umanità. La parola di Cristo non è né eterea né aerea, bensì è
piantata saldamente nel terreno delle vicende umane. Di scena è ora la
disoccupazione e il precariato. Come è noto, nella piazza del mercato,
quella principale della città, stazionavano i braccianti, in attesa che
un proprietario terriero o un mediatore (l’infame prassi del
“caporalato” dei nostri tempi ne è la continuazione) li prendesse a
giornata.
Sappiamo
lo sviluppo della parabola, narrata dal solo Matteo (20,1-16) e
scandita sulla suddivisione della giornata secondo l’“orologio” di
allora. Si parte con l’alba che è l’ultima parte della notte e la prima
del giorno, si procede con la “terza ora”, cioè le nove, si passa alla
“sesta” (mezzogiorno) e alla “nona” (le tre pomeridiane) e si giunge
all’“undicesima ora”, in pratica le cinque del pomeriggio, alle soglie
della sera e della notte. Il compenso pattuito è di un denaro
d’argento, l’unità monetaria romana che rappresentava il salario
giornaliero di un operaio e la spesa media di una giornata, come si
dice nella parabola del buon Samaritano (Luca 10,35). Il denarius
recava l’effigie dell’imperatore: si spiega così la scena del tributo a
Cesare narrata nei Vangeli (Matteo22,19).
Strettamente
parlando, quel padrone che pattuisce con tutti un denaro di paga,
riservandolo anche a chi ha lavorato una sola ora pomeridiana, agisce,
da un lato, correttamente sulla base del contratto “separato” stipulato
con ciascuno, ma d’altro lato non è certo un modello di giustizia nelle
relazioni industriali. Qual è, allora, il senso della parabola, fermo
restando che il suo messaggio non può essere orientato all’ingiustizia
sociale?
Un'ingiustizia sociale di Gesù?
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VIZI CAPITALI - 3
INVIDIA: la «passione triste del XXI secolo» di mons. VINCENZO PAGLIA
«Perché lui si e io no?» È l’interrogativo che accende l’invidia. Non
nasce dall’amore per l’uguaglianza, come a prima vista potrebbe
sembrare. Può essere anche vero infatti che una società più giusta
offra meno occasioni all’invidia di attecchire nel cuore dell’uomo.
Nietzsche, ad esempio, lo suggerisce. A suo parere il livellamento tra
gli esseri umani può favorire «quell’inclinazione che nello stato di
natura sarebbe difficilmente comprensibile: l’invidia» (Umano, troppo
umano). A mio avviso, tuttavia, essa, come tutte le passioni, più che
da fattori esterni all’uomo, dipende primariamente dal cuore dell’uomo
e dove l’uomo pone il suo tesoro. Gesù lo ha detto ai suoi discepoli:
«Dal cuore provengono propositi malvagi, omicidi, adulteri, impurità,
furti, false testimonianze, calunnie» (Mt15,19). Chi pone al centro di
tutto il proprio “io” è spinto alla tristezza per il bene degli altri.
San Tommaso, che riporta l’affermazione del Damasceno che la qualifica
l’invidia come «la tristezza dei beni altrui» (II-II, q.36, a.1),
rimarca l’assurdità di questa passione. Mentre è logico che la
tristezza sorga per il male proprio, con l’invidia accade in contrario:
il bene altrui è creduto un male proprio perché si pensa possa sminuire
«la propria gloria o la propria eccellenza» (ivi). Per questo
l’aquinate afferma che «è sempre una cosa malvagia». E sostiene che è
un peccato mortale perché “si oppone direttamente alla misericordia… e
alla carità”.
C’è una generale concordia nella severità di giudizio sull’invidia. La
bella sintesi di Elena Pulcini, nel volume Invidia. La passione triste,
che spazia dalla cultura greca sino ai nostri giorni, può riassumersi
nell’affermazione dello scrittore statunitense Joseph Epstein che
considera l’invidia «il più insidioso dei vizi capitali». E, potremmo
aggiungere, anche il più meschino, tanto che nessuno se ne vanta come
fa rilevare il duca Francois La Rochefoucauld: «Molti sono disposti a
esibire i propri vizi, ma nessuno oserebbe vantarsi della propria
invidia». L’invidia resta segreta e triste. Ed anche dolorosa,
perché è un vero e proprio auto avvelenamento dell’anima: non solo non
riesce a sopportare il bene dell’altro, ma trova soddisfazione solo
nella disgrazia dell’altro. Giotto, nella Cappella degli Scrovegni, la
raffigura come una vecchia dalle mani rapaci, avvolta dal tormento di
un fuoco che ne brucia le vesti e con un serpente che esce dalla sua
bocca e gli si rivolta contro iniettandole negli occhi il veleno
mortale. Diceva bene Hannah Arendt: l’invidia «è il peggior vizio dell’umanità» (L’umanità nei tempi oscuri).
INVIDIA: la «passione triste del XXI secolo» di Vincenzo Paglia
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VIZI CAPITALI - 4
ACCIDIA: il demone della notte di mons. Pierangelo Sequeri
Poco dopo aver fatto la sua comparsa, l'accidia si è mossa, come
un'epidemia, da Oriente a Occidente. Anche il suo orario preferito è
cambiato, nel passaggio. E non solo quello.
Era, all'inizio, demone meridiano: un incubo, per i monaci della
Tebaide, che hanno scoperto per primi la devastante portata teologica
dell'akedia dentro la vita dello spirito...
L'ora simbolo dell'accidia nel frattempo cambierà, perché, con il
passaggio in Occidente, anche il monachesimo è cambiato. E con essa i
simboli e le metafore di riferimento. Non sarà più un demone meridiano,
diventerà un incubo notturno. Non più il languore delle membra che
sogna nuove emozioni. Sarà il buco nero dell’abbandono, che porta sul
bordo del niente...
Nel tempo, in ragione delle sue molte manifestazioni, l'acedia è stata
riconosciuta, accentuandone diversamente il tratto dominante, in molte
situazioni connesse: dalla malinconia al lutto, dalla pigrizia
all'infingardaggine, dalla tristezza alla depressione, dallo
struggimento all’irrequietezza...
ACCIDIA: il demone della notte di Pierangelo Sequeri
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(SEGNALATI IN FACEBOOK NELLA NOSTRA PAGINA SOCIALE "QUELLI DELLA VIA"
Auguro che Maria...
16 luglio 2012...
Beata Vergine del Carmelo... (video)
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Ognuno di noi...
Il pescatore di perle...
Partono i discepoli...
Su questa terra...
La pace...
Se non si tendono...
Essere Chiesa...
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Il teologo risponde
La massoneria determina le politiche di molti Paesi. Ma non è in contrasto con le regole della Chiesa cattolica?
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La Bibbia in un frammento
Le pietre d'inciampo del Vangelo
"Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?... Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre!"
(Matteo 16,23)
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Il cardinale Carlo Maria Martini ha celebrato i sessant’anni di sacerdozio
L'arcivescovo emerito di Milano è stato ordinato prete il 13 luglio 1952 a
Chieri in provincia di Torino. Il Cardinale Martini ha dato impulso
agli studi biblici con la lectio divina e la Scuola della Parola, ha
fondato la Cattedra dei non credenti e la Scuola di formazione alla
politica.
DALLA DIOCESI DI MILANO
L’arcivescovo
di Milano, il cardinale Angelo Scola e tutta la Chiesa ambrosiana si
stringono al cardinale Martini e gli esprimono affetto e riconoscenza
per il suo lungo ministero sacerdotale speso come annunciatore della
Parola, in particolare come pastore della Chiesa di Milano.
Quale
migliore augurio chiedono con la preghiera al Signore che continui a
sostenerlo nel suo servizio presbiterale alla Chiesa e al mondo.
Ad
esprimere i sentimenti di tutti è monsignor Erminio De Scalzi, vescovo
ausiliare di Milano e segretario di Martini dal 10 febbraio 1980 quando
fece il suo ingresso a Milano come nuovo Arcivescovo.
Eminenza,
recentemente
Ella ha ricordato i 60 anni trascorsi dalla sua ordinazione
presbiterale, avvenuta il 13 luglio 1952. In occasione di questa
ricorrenza penso di interpretare il pensiero di tutti se, sfidando la
sua proverbiale riservatezza, le dico che le vogliamo sempre molto
bene. Suscita commossa gratitudine pensare che ben ventidue anni del
suo lungo ministero sacerdotale Ella li ha vissuti a Milano, come
Vescovo e Pastore: anni di tale intensità umana e spirituale, da
fissarsi indelebilmente nel cuore di ogni milanese.
Ho
conservato una sua lettera, del 26 febbraio u.s., nella quale Lei ha
risposto così ad un giovane che Le chiedeva se avesse paura del
silenzio in questa particolare fase della vita: “Non ho paura del
silenzio. Mi vado chiedendo tuttavia cosa voglia dirmi il Signore con
questa crescente difficoltà che da un lato sto combattendo, dall’altro
sto accettando. Invoco il patrocinio di Papa Wojtyla, perché il suo
gesto più umano fu quello di battere il pugno sul tavolo quel giorno in
cui ebbe l’evidenza di non poter più comunicare a voce con la gente.
Lui sa quanto sia faticoso non poter esprimere verbalmente ciò che si
ha nel cuore. Sono ancora, quindi, in viaggio e come ogni viaggio vedo
e sperimento cose nuove. Sento che si tratta di una condizione che apre
a orizzonti misteriosi“.
Eminenza,
in questo viaggio Lei non è solo: moltissimi preti, religiose,
religiosi e semplici fedeli La ricordano con affetto nella preghiera di
ogni giorno. La ricorda con stima e riconoscenza anche quella parte
della società civile con la quale Lei ha saputo mirabilmente dialogare,
aiutando tutti a riconoscere il non credente e il credente presenti nel
cuore di ogni persona. Tutti le siamo debitori perché ci ha insegnato
che è possibile ascoltare – anche nel frastuono della nostra metropoli
– la Parola di Dio.
L’augurio
è che per Lei sia possibile trovare la forza, i tempi e le modalità per
comunicare ancora a lungo con la chiesa e con il mondo.
Grazie Eminenza, e moltissimi auguri.
Monsignor Erminio De Scalzi Vescovo ausiliare di Milano
Il Card. Carlo Maria Martini e i suoi 60 anni da sacerdote
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CHIESA
E SOCIETA'
/
interventi
ed opinioni |
(GIA' ANTICIPATI NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
Presentazione del libro di Benedetto XVI
“La carità politica. Discorsi agli uomini e alle donne impegnati nelle istituzioni civili”
Roma, 11 luglio 2012
Intervengono: Monsignor Lorenzo Leuzzi e i Vicepresidenti della Camera
dei deputati, Rosy Bindi, Rocco Buttiglione, Antonio Leone, Maurizio
Lupi.
video
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“L’esperienza
di Dio riconsegna gli uomini e i popoli gli uni agli altri in spirito
di pace, non li rende né contrapposti né conflittuali”. Un augurio di
pace è il saluto che mons. Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia e
presidente della Commissione per l‘Ecumenismo Cei, rivolge oggi a tutti
i musulmani presenti in Italia che da domani iniziano il mese sacro del
Ramadan. “Con domani - dice mons. Bianchi - inizia una testimonianza
importante della dimensione e dello spirito religioso anche qui in
Italia espresso dalla presenza dei fratelli musulmani. E’ la
testimonianza di un orientamento della vita verso l’Assoluto di Dio, di
polarizzazione della vicenda delle persone verso Dio. Credo che una
società come la nostra, fortemente e profondamente secolarizzata, debba
far tesoro anche di questa testimonianza. Vorrei quindi rivolgere un
saluto forte ai musulmani presenti qui in mezzo a noi in Italia per
questo periodo estremamente significativo della loro vicenda annuale”...
I vescovi italiani sul Ramadan: "Esperienza di Dio in spirito di pace"
Cari fratelli e sorelle,
in occasione dell’inizio del Ramadan 1433 vi porgiamo i nostri auguri più sinceri e fraterni e niente affatto rituali.
Ci
auguriamo che anche quest'anno il periodo di Ramadan possa essere per
voi e per tutti i credenti delle altre fedi, in particolare per i
cristiani, un momento fecondo di sviluppo della reciproca conoscenza e
del reciproco ascolto e rafforzamento dell'amicizia e della stima
reciproca, condizioni indispensabili per sviluppare, nell'ambito del
rispetto dei principi sanciti nella nostra Costituzione, quella civile
convivenza che porta concretamente alla pace...
Auguriamo
che la gioia che caratterizza il Ramadan possa contagiare positivamente
tutta la società italiana e mondiale nel suo complesso, affinché
prevalgano la riscoperta del bene comune, l’amore per la vita ed il
rifiuto di ogni violenza, rifiutando l'idea di poter essere padroni di
Dio, perché – così abbiamo concluso anche quest'anno il nostro appello
- il dialogo è lo sforzo sulla via di Dio che ci compete e ci onora.
Ramadan karim!
Con un fraterno saluto di shalom, salaam, pace
Il Comitato Organizzatore della Decima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2012
Auguri ai Musulmani per l'inizio del Ramadan 1433
L'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane, in prossimità del Ramadan, vuole
augurare a tutti i musulmani d'Italia un proficuo periodo di
spiritualità e riflessione
"Sono
giorni difficili per il nostro paese e per tutto il mondo occidentale -
si legge nelle nota - La crisi che stiamo attraversando, economica ma
in alcuni casi anche etica, è una sfida per le nostre comunità che,
soprattutto in momenti di forte precarietà come quello attuale, sono
chiamate a testimoniare e proiettare in tutta la società gli
straordinari e antichissimi valori di cui sono portatrici.
Ramadan – “Spiritualità e riflessione. Per i valori comuni”
Siamo ad alcuni ore dall’inizio del mese di Ramadan che dovrebbe cominciare venerdì 20 luglio inshaAllah.
Un mese di digiuno che avrà luogo in piena estate dunque, ad un momento
dell’anno dove le giornate sono lunghe e le notti corte, nessun dubbio
che ci vuole una buona gestione del sonno.
Leggi tutto: Ramadan 2012: notti che si annunciano corte!
Calendario e orario delle preghiere nelle principali città italiane per il Sacro mese di Ramadan 1433 H
(20 luglio / 18 agosto 2012)
"Servizio offerto e messo a disposizione da www.arab.it"
in
ambito islamico, per determinare l'inizio del mese fa fede la
visibilità della luna pertanto le date sono sempre suscettibili di
anticipo o posticipo di 24 ore.
Elenco città
Ancona - Asti - Bari - Bergamo - Bologna - Bolzano - Cagliari - Carrara
M. -
Cuneo - Firenze - Genova - Imperia - Milano - Napoli - Padova - Palermo - Perugia - Pescara - Reggio
C. -
Roma - Sassari - Torino - Trento - Treviso - Trieste - Udine - Varese - Venezia - Verona - Vicenza
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Sono ben 1,2 milioni di
musulmani in Italia e in Europa che venerdì 20 luglio 2012 festeggiano
l'inizio del mese di Ramadan, e che si concluderà il 18 agosto prossimo.
cari fratelli e sorelle,
as salam alaykum wa rahmatullah wa barakatuhu,
per grazia di Allah anche quest’anno sta per cominciare il mese benedetto di Ramadan.
Allah Altissimo ha voluto per noi una scansione del tempo che ci
permetta di ricordarLo in tutte le nostre giornate con le 5 preghiere,
una volta alla settimana con la salat del jumu’ah, con le due feste
annuali e in particolare con l’avvento del mese di Ramadan, con il suo
impegno, la sua ritualità, la sua baraka.
In Nome di Dio, Misericordioso e Clementissimo.
Un saluto di pace a tutti
Fra pochi giorni inizia il «Mese di Ramadan», il nono mese del
calendario lunare Islamico, uno dei quattro mesi sacri del calendario e
mese nel quale è sceso il Corano.
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Perché la vicenda di don
Giacomo Ruggeri a Fano non mi lascia indifferente. E che cosa, forse,
una storia così dolorosa dovrebbe insegnarci
Mons. Trasarti alla comunità dei fedeli
Carissimi fedeli della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola,
proprio in questi giorni, 5 anni fa, scegliendo il mio motto episcopale
“Ego sum nolite timere” (sono io, non abbiate paura), non avrei mai
pensato di doverlo rileggere alla luce di quanto accaduto e mentre
attendiamo che la Magistratura chiarisca la posizione di un nostro
sacerdote don Giangiacomo Ruggeri.
A tutti Sacerdoti della Diocesi p.c. ai Consacrati/e ai Diaconi Permanenti
Carissimi fratelli e figli,
in questo momento di intenso e lacerante dolore per la vicenda di don
Giangiacomo Ruggeri sento il dovere e la necessità di rivolgermi a voi
membri del mio presbiterio…per condividere alcune riflessioni… e
cercare nella parola del Vangelo quella luce che “splende nelle
tenebre” certi che anche in questo momento“le tenebre non l’hanno
vinta” (Gv 1,5).
Due storie diverse attraversano
le cronache di questa estate difficile. Protagonisti, in entrambi i
casi, due sacerdoti. Non sono vicende neppur lontanamente comparabili
tra loro, ma esiste qualcosa che le lega e, al tempo stesso, le separa
come un abisso.
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(GIA' ANTICIPATO NEL NOSTRO BLOG PIETRE VIVE)
"La Chiesa: non predica ciò che vogliono sentirsi dire i potenti. Il
criterio è la verità e la giustizia anche se sta contro gli applausi e
contro il potere umano." Benedetto XVI
omelia della Messa celebrata davanti alla cattedrale di Frascati - 15.07.2012
...Nel
Vangelo di questa domenica, Gesù prende l’iniziativa di inviare i
dodici Apostoli in missione (cfr Mc 6,7-13). In effetti il termine
«apostoli» significa proprio «inviati, mandati». La loro vocazione si
realizzerà pienamente dopo la risurrezione di Cristo, con il dono dello
Spirito Santo a Pentecoste. Tuttavia, è molto importante che fin
dall’inizio Gesù vuole coinvolgere i Dodici nella sua azione: è una
specie di «tirocinio» in vista della grande responsabilità che li
attende. Il fatto che Gesù chiami alcuni discepoli a collaborare
direttamente alla sua missione, manifesta un aspetto del suo amore:
cioè Egli non disdegna l’aiuto che altri uomini possono recare alla sua
opera; conosce i loro limiti, le loro debolezze, ma non li disprezza,
anzi, conferisce loro la dignità di essere suoi inviati. Gesù li manda
a due a due e dà loro istruzioni, che l’Evangelista riassume in poche
frasi. La prima riguarda lo spirito di distacco: gli apostoli non
devono essere attaccati al denaro e alla comodità. Gesù poi avverte i
discepoli che non riceveranno sempre un’accoglienza favorevole:
talvolta saranno respinti; anzi, potranno essere anche perseguitati. Ma
questo non li deve impressionare: essi devono parlare a nome di Gesù e
predicare il Regno di Dio, senza essere preoccupati di avere successo.
Successo. Il successo lo lasciano a Dio ...." Benedetto XVI
il testo integrale dell'omelia
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1)
La
newsletter è settimanale;
2) Il
servizio di "Lectio" a cura di fr. Egidio Palumbo alla pagina:
http://digilander.libero.it/tempo_perso_2/la_lectio_del_Vangelo_della_domenica.htm
3) Il servizio omelia di P.
Gregorio on-line (mp3) alla pagina
http://digilander.libero.it/tempodipace/l_omelia_di_p_Gregorio.htm
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